2 marzo 2022, Mercoledì delle Ceneri
Cattedrale di Cagliari
La Quaresima, diceva Sant’Agostino, è una rappresentazione della vita terrena del cristiano, la cui natura è penitenziale e battesimale, tutta protesa all’incontro con Cristo e quindi sempre in continua conversione. Questo è, infatti, il segno del vero incontro con la persona di Gesù Cristo: la vita si riempie di letizia e anche di bisogno di cambiamento. Sentiamo ripetere da San Paolo l’invito a lasciarci riconciliare con Dio, a non accogliere invano la sua grazia. «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza» (2Cor 6,2). Non si tratta di ripetere pratiche di pietà, ma di rinnovare l’incontro con il Signore presente. Questo è il tempo favorevole per rinnovare la felice amicizia con il Signore, il tempo di rivivere la gioia dell’incontro con il Risorto.
Per questo motivo non bisogna mostrarsi melanconici quando si digiuna. Il Signore ha promesso una grande ricompensa a chi trova la massima soddisfazione nello stare davanti al Padre che vede nel segreto. Questa è la ricompensa: la gioia dello sguardo tenero e misericordioso del Padre che vede la profondità del nostro essere (cf. Mt 6,1-6.16-18). Lo sguardo di un Padre così non ha alcun paragone, non può essere scambiato con l’ammirazione interessata degli uomini dai quali si mendica l’ammirazione. Il peccato è scambiare lo sguardo del Padre con l’ammirazione degli uomini. La ricompensa della preghiera, del digiuno e della carità, è vivere dell’amore del Padre!
Siamo chiamati, cari fratelli, a un continuo rinnovamento, a una conversione della mente e del cuore, nel rapporto con Dio, con gli altri e noi stessi, una conversione possibile solo quando si incontra lo sguardo del Padre. Il cambiamento, infatti, è bisogno d’amore, nasce quando ci si sente molto amati, altrimenti è un progetto ascetico troppo umano e quindi sempre insufficiente. Il Signore ci chiama a seguirlo, e quindi a lasciare la nostra posizione, il già conosciuto e il conforto delle cose scontate. Non c’è autentica sequela di Cristo senza la disponibilità a lasciare qualcosa, per amore.
Il cammino quaresimale ci conduce, attraverso il deserto, verso l’amicizia con Cristo, morto e risorto. A questo tende la preghiera, che è domanda che Egli venga a trasformare la vita personale e del mondo. La preghiera ci mette in relazione al Signore attraverso il desiderio della sua presenza consolante e trasfigurante, e della sua parola di verità. Nella preghiera avvertiamo seriamente tutto il nostro bisogno di Dio, cioè di vita, verità e bellezza. Come possiamo gioire dell’incontro con il Signore se non lo desideriamo e non invochiamo il suo Regno? Anche la carità, in fondo, è una forma di preghiera: ci facciamo poveri tra i poveri, condividiamo i beni di cui disponiamo a favore dei fratelli bisognosi, per mendicare anche noi con più autenticità la benevolenza della misericordia. Diamo in elemosina quel che abbiamo per mendicare l’amore di Cristo. «Non cerco i vostri beni, ma voi», continua a ripeterci il Signore per bocca dell’Apostolo (2Cor 12,14). Il digiuno, poi, permette anche al corpo di vivere la fame dell’anima. Tutto l’uomo cerca e desidera Dio, anima e corpo. Anche il corpo deve attendere un compimento promesso.
Quest’oggi il digiuno e la preghiera sono per la pace in Ucraina e nelle altre parti del mondo in cui gli uomini vengono trattati come pedine di una partita politica, variabili secondarie delle mosse dei potenti. Con il digiuno è più facile sentire nella nostra carne le privazioni delle persone che soffrono e avvertire la solidarietà con loro. Quando un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme (cf. 1Cor 12,26). Non possiamo fermare con le nostre mani i carri armati, ma possiamo offrire al Signore questa nostra compassione. Quando amiamo e partecipiamo al dolore dei fratelli, Dio stesso si fa presente, Lui che è Amore infinito.
Preghiamo con insistenza e fiducia, perché le popolazioni che oggi soffrono a causa della violenza e della guerra possano presto vivere nella giustizia e in una pace duratura e perché le parti coinvolte nel conflitto facciano tacere la voce delle armi e percorrano la via di una convivenza armoniosa.
Questa nostra preghiera, la partecipazione d’amore che ci viene chiesta, anche economica, significa che l’ultima parola sulla storia non è il potere e il tiro d’artiglieria, ma la misericordia del Signore morto e risorto. C’è qualcosa di più grande dell’odio e della divisione dei confini ed è questa nuova fraternità che nasce attorno al sepolcro vuoto. Vi è una unità più radicale dei legami di sangue e di terra, una solidarietà che supera e comprende ogni distinzione di popolo, lingua e schieramento. Questo nostro abbraccio, che non può non comprendere anche i fratelli del popolo russo, questa mano tesa motivata dalla pietà per tutti, è già il segno della vittoria che vince il mondo, la nostra fede (cf. 1Gv 5,4). L’ultima parola sulla storia non è il rumore della guerra ma la misericordia del Signore che ha vinto la morte.
Ecco allora di cosa è tempo favorevole questo nostro tempo di quaresima: di un nuovo entusiasmo nell’annuncio del Signore morto e risorto, presente in mezzo a noi ed è il tempo della nostra testimonianza credibile, di persone in continua conversione, perché continuamente ridestate dal Signore presente. È il tempo di una rinnovata esperienza della misericordia di Dio, che perdona e sostiene, della sua infinita compassione, della sua capacità di generare un popolo santo che vive e promuove la pace. Non vergogniamoci di Cristo Gesù, del quale anzi siamo e vogliamo essere collaboratori (2Cor 6,1). Lui solo conosce l’uomo nel segreto. Adoriamolo, fratelli carissimi, sulla croce, amiamolo nei nostri fratelli, seguiamolo sulla via della carità senza misura e limiti.